Come nasce la creatività

Definire e spiegare una capacità artistica come la creatività non è immediato. Molti hanno spiegato come nasce la creatività in libri e video. Esistono anche dei corsi su come allenare e ampliare le proprie capacitò creative. Sono nati anche strumenti, sistemi e perfino app per poter utilizzare al meglio i propri talenti.

Come nasce la creatività

Tutto parte dalle doti naturale della singola persona all’uso della fantasia e alle capacità di inventare cose nuove. Il nostro cervello riesce a trovare connessioni tra idee e conoscenze che abbiamo per elaborare idee completamente nuove.

Per capire dove nasce la creatività, per avere fantasia bisogna prima di tutto conoscere tante cose.

La creatività è 10% ispirazione e 90% conoscenza.

Quando nasce la creatività

Per poter elaborare le idee e creare nuove connessioni neurali in nostro cervello non deve essere impegnato in nulla, quindi la creatività nasce dalla inattività, dalla noia, dal relax. Le idee migliori mi sono venute mentre guidavo o nel dormiveglia. La noia quindi è quasi da ricercare per coloro che cercano nuove ispirazioni.

Grazie agli smartphone oggi possiamo avere accesso a tante informazioni e notizie da tutto il mondo. D’altra parte grazie allo smartphone noi non siamo mai annoiati, ogni momento libero ci affidiamo alla tecnologia per poter evitare la noia. Da ciò nasce la situazione paradossale in cui la tecnologia ci da accesso a un mare di conoscenza e  uccide la creatività.

Ogni volta che controllate lo smartphone per vedere se vi è arrivata una notifica o un messaggio sappiate che probabilmente state uccidendo un’idea.

 

I maghi hanno il compito sociale di risvegliare il senso della meraviglia, piantare semi per la fantasia, specialmente nei più giovani.

 

– Amy: Potremmo mettere via i cellulari e parlare come dei normali esseri umani?
– Sheldon: Potremmo, ma grazie a Steve Jobs non dobbiamo farlo.”

dalla serie The Big Bang Theory

 

 

L’ultimo varietà del Teatro della Caduta

Il 26 Febbraio 2019 sono caduto per l’ultima volta, ovviamente sul palco del Teatro della Caduta. Ora questo luogo è chiuso e ne rimane solo una serranda chiusa su via Buniva.

Il placo del Teatro della Caduta

A Torino 15 anni fa nacque il Teatro della Caduta, dalle idee e dai sogni di Massimo Betti Merlin e Lorena Senestro. Un rifugio per gli attori e gli artisti senza palco fisso, un luogo di accoglienza per i senzapalco, un ritrovo per i viandanti delle arti performative.

 

Proponeva spettacoli e serate di ogni genere, ma sempre originali e innovative, sempre diverse. Il collante che dava unione e coerenza a tutte le sua attività era il varietà del martedì… tutti i martedì, senza sconti. Un luogo in cui sperimentare, provare e soprattutto per cadere. Tutti coloro che approdavano a questo molo erano coraggiosi o sprovveduti pronti al fallimento, allo scopo di imparare e rendere ancor più salda la propria arte.

“Chi non ha mai fallito non può essere grande.” Herman Melville

Per me era un luogo magico, unico e inimitabile. Ecco perché.

Un teatro leggendario

Prima di tutto era piccolo, tanto piccolo. Stile che in casa mia, che già è piccola, ce ne stavano più di quattro di teatri della Caduta. Ma aveva tutto quel che serviva per essere un signor teatro: luci, amplificatori, sipario, fondali e una quinta. Il palco di 6 metri quadri era sovrastato da un antro in cui un’orchestra dal vivo accompagnava tutto il varietà, sempre bravissimi, giusto leggermente incurvati per non sbattere la testa sul soffitto. Ci stavano 45 spettatori, su sedie di legno pieghevoli. La regia tecnica stava su un piccolo soppalco sopra l’ingresso. Per entrare non si pagava un biglietto, mai. Tutti gli spettacoli si pagavano a cappello, gli spettatori potevano dare in base a quanto gli era piaciuto. Durante il varietà c’era un momento in cui si dava la possibilità a qualcuno del pubblico di salire dalla sala e cadere insieme agli artisti, senza filtri. Ci stava poca gente, ma a Torino lo conoscevano tutti.

Fin dalla sua nascita mi ha accolto e accompagnato con i primi numeri legati al teatro, facendomi conoscere un nuovo modo di fare spettacolo e stimolandomi nel provare nuove idee, per quanto folli fossero. Mi ricordo le prime serate passate nel camerino, che non era un camerino, ma pochi metri quadri dietro il palco in cui ci ritrovavamo in cinque o sei, aspettando di cadere. L’ansia e la tensione si percepivano nell’aria. A volte le mani mi tremavano, altre volte nell’attesa giocavo a carte con gli amici.

Il giorno in cui cadde il teatro

Martedì 26 Febbraio 2019 è stata l’ultima volta che ho calpestato quel palcoscenico, con tantissimi amici e compagni di viaggio di questi 15 anni. Con alcuni ho condiviso tanti altri spettacoli, con altri tante discussioni sull’arte, con altri semplicemente alcune camminate in montagna. Una serata ricca di ricordi, emozioni e voglia di fare teatro insieme, tra giocoleri e maghi, clown e musicisti, attori e cantanti.

Per questa ultima serata con noi quella sera, come ospite speciale, c’era Dirce, sempre meravigliosa e affascinante, protagonista dei primi anni del Teatro della Caduta. Cantante straordinaria in stile anni 30… perché lei è di quegli anni. Con i suoi 86 anni ci ha incantato ed emozionato un ultima volta con due brani di Edith Piaf, perché, come mi ha detto lei “non ci vedo più, ho problemi a camminare e a volte non mi funziona il cervello, ma la voce ce la ho ancora buona!”.

 

Le emozioni e le sensazioni che mi ha dato questo teatro in questi anni mi lasciano una domanda senza riposte, ora dove andrò a cadere il martedì sera?

Chi striscia sulla terra non è esposto a cadere tanto facilmente come chi sale sulle cime delle montagne. Søren Kierkegaard