Come nasce la creatività

Definire e spiegare una capacità artistica come la creatività non è immediato. Molti hanno spiegato come nasce la creatività in libri e video. Esistono anche dei corsi su come allenare e ampliare le proprie capacitò creative. Sono nati anche strumenti, sistemi e perfino app per poter utilizzare al meglio i propri talenti.

Come nasce la creatività

Tutto parte dalle doti naturale della singola persona all’uso della fantasia e alle capacità di inventare cose nuove. Il nostro cervello riesce a trovare connessioni tra idee e conoscenze che abbiamo per elaborare idee completamente nuove.

Per capire dove nasce la creatività, per avere fantasia bisogna prima di tutto conoscere tante cose.

La creatività è 10% ispirazione e 90% conoscenza.

Quando nasce la creatività

Per poter elaborare le idee e creare nuove connessioni neurali in nostro cervello non deve essere impegnato in nulla, quindi la creatività nasce dalla inattività, dalla noia, dal relax. Le idee migliori mi sono venute mentre guidavo o nel dormiveglia. La noia quindi è quasi da ricercare per coloro che cercano nuove ispirazioni.

Grazie agli smartphone oggi possiamo avere accesso a tante informazioni e notizie da tutto il mondo. D’altra parte grazie allo smartphone noi non siamo mai annoiati, ogni momento libero ci affidiamo alla tecnologia per poter evitare la noia. Da ciò nasce la situazione paradossale in cui la tecnologia ci da accesso a un mare di conoscenza e  uccide la creatività.

Ogni volta che controllate lo smartphone per vedere se vi è arrivata una notifica o un messaggio sappiate che probabilmente state uccidendo un’idea.

 

I maghi hanno il compito sociale di risvegliare il senso della meraviglia, piantare semi per la fantasia, specialmente nei più giovani.

 

– Amy: Potremmo mettere via i cellulari e parlare come dei normali esseri umani?
– Sheldon: Potremmo, ma grazie a Steve Jobs non dobbiamo farlo.”

dalla serie The Big Bang Theory

 

 

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L’ultimo varietà del Teatro della Caduta

Il 26 Febbraio 2019 sono caduto per l’ultima volta, ovviamente sul palco del Teatro della Caduta. Ora questo luogo è chiuso e ne rimane solo una serranda chiusa su via Buniva.

Il placo del Teatro della Caduta

A Torino 15 anni fa nacque il Teatro della Caduta, dalle idee e dai sogni di Massimo Betti Merlin e Lorena Senestro. Un rifugio per gli attori e gli artisti senza palco fisso, un luogo di accoglienza per i senzapalco, un ritrovo per i viandanti delle arti performative.

 

Proponeva spettacoli e serate di ogni genere, ma sempre originali e innovative, sempre diverse. Il collante che dava unione e coerenza a tutte le sua attività era il varietà del martedì… tutti i martedì, senza sconti. Un luogo in cui sperimentare, provare e soprattutto per cadere. Tutti coloro che approdavano a questo molo erano coraggiosi o sprovveduti pronti al fallimento, allo scopo di imparare e rendere ancor più salda la propria arte.

“Chi non ha mai fallito non può essere grande.” Herman Melville

Per me era un luogo magico, unico e inimitabile. Ecco perché.

Un teatro leggendario

Prima di tutto era piccolo, tanto piccolo. Stile che in casa mia, che già è piccola, ce ne stavano più di quattro di teatri della Caduta. Ma aveva tutto quel che serviva per essere un signor teatro: luci, amplificatori, sipario, fondali e una quinta. Il palco di 6 metri quadri era sovrastato da un antro in cui un’orchestra dal vivo accompagnava tutto il varietà, sempre bravissimi, giusto leggermente incurvati per non sbattere la testa sul soffitto. Ci stavano 45 spettatori, su sedie di legno pieghevoli. La regia tecnica stava su un piccolo soppalco sopra l’ingresso. Per entrare non si pagava un biglietto, mai. Tutti gli spettacoli si pagavano a cappello, gli spettatori potevano dare in base a quanto gli era piaciuto. Durante il varietà c’era un momento in cui si dava la possibilità a qualcuno del pubblico di salire dalla sala e cadere insieme agli artisti, senza filtri. Ci stava poca gente, ma a Torino lo conoscevano tutti.

Fin dalla sua nascita mi ha accolto e accompagnato con i primi numeri legati al teatro, facendomi conoscere un nuovo modo di fare spettacolo e stimolandomi nel provare nuove idee, per quanto folli fossero. Mi ricordo le prime serate passate nel camerino, che non era un camerino, ma pochi metri quadri dietro il palco in cui ci ritrovavamo in cinque o sei, aspettando di cadere. L’ansia e la tensione si percepivano nell’aria. A volte le mani mi tremavano, altre volte nell’attesa giocavo a carte con gli amici.

Il giorno in cui cadde il teatro

Martedì 26 Febbraio 2019 è stata l’ultima volta che ho calpestato quel palcoscenico, con tantissimi amici e compagni di viaggio di questi 15 anni. Con alcuni ho condiviso tanti altri spettacoli, con altri tante discussioni sull’arte, con altri semplicemente alcune camminate in montagna. Una serata ricca di ricordi, emozioni e voglia di fare teatro insieme, tra giocoleri e maghi, clown e musicisti, attori e cantanti.

Per questa ultima serata con noi quella sera, come ospite speciale, c’era Dirce, sempre meravigliosa e affascinante, protagonista dei primi anni del Teatro della Caduta. Cantante straordinaria in stile anni 30… perché lei è di quegli anni. Con i suoi 86 anni ci ha incantato ed emozionato un ultima volta con due brani di Edith Piaf, perché, come mi ha detto lei “non ci vedo più, ho problemi a camminare e a volte non mi funziona il cervello, ma la voce ce la ho ancora buona!”.

 

Le emozioni e le sensazioni che mi ha dato questo teatro in questi anni mi lasciano una domanda senza riposte, ora dove andrò a cadere il martedì sera?

Chi striscia sulla terra non è esposto a cadere tanto facilmente come chi sale sulle cime delle montagne. Søren Kierkegaard

 

 

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Un Palco Libero

Una nuova serata al Circolo Amici della Magia di Torino

L’articolo 21 della Costituzione Italiana parla della libertà di espressione.

Gli artisti rivendicano spesso questo diritto, ma ben poche volte ne fanno uso. Ogni volta che saliamo su un palco ci riteniamo liberi di esprimerci per trasmettere un messaggio o un emozione al pubblico. In realtà liberi non lo siamo affatto. Per poter proporre il nostro spettacolo dobbiamo obbedire a tantissime regole, molte delle quali sono legate alla necessità di piacere al pubblico e all’essere “commerciali”.

L’innovazione nasce dall’aprire nuove strade, dalla sperimentazione e ovviamente anche dal fallimento. Serve un luogo ed un’occasione per scoprire se le proprie idee e il nostro lavoro funzionano ed ottengono l’effetto che vorremmo raggiungere.

Una serata di spettacolo aperta 

Circolo Amici della Magia di Torino

A partire dal 22 Novembre 2018 presso il Circolo Amici della Magia di Torino nasce una serata in cui spero molti provino esercitare il diritto della libertà di espressione. La serata si chiama Palco Libero, un semplice nome che faccia capire che quella sera salire sul palco sia diritto di tutti coloro che vogliano provare il proprio numero davanti a un pubblico. Un pubblico ovviamente libero, libero dal prezzo di un biglietto, libero di esprimere il piacere o il dissenso, libero di vedere una serata senza preconcetti.

La serata sarà gestita da me e dall’amico Graziano Poletti, esperto organizzatore di spettacoli teatrali. Chiunque sia alla ricerca di un palco e un pubblico quella sera potrà averlo, qualunque tipo di arte eserciti, perfino il teatro danza.

“La musica è come il sesso: bisogna sperimentare sempre nuove posizioni.”
Zucchero

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La magia come rimedio alla disinformazione sociale

Sono rimasto colpito da un recente servizio riguardante il primato dell’Italia nella disinformazione sociale. Abbiamo un’idea sbagliata su ciò che accade nel mondo. A tal proposito vi consiglio il libro “Dare i numeri. Le percezioni  sbagliate sulla realtà sociale” di Nando Pagnoncelli.

Una causa è la tecnologia che ci portiamo in tasca ogni giorno. Viviamo in una società in cui gli smartphone sono diventati i protagonisti dell’informazione. Ci guidano nel cammino con i navigatori. Risolvono ogni dubbio in qualità di enciclopedie tascabili velocemente consultabili. Permettono di comunicare in maniera istantanea con chiunque. I vantaggi sono immensi, ma molti sono gli aspetti negativi e si è arrivati al punto i cui gli svantaggi cominciano a superare i vantaggi.

Gli smartphone stanno creando un serie di grosse ignoranze nel contesto sociale quali ad esempio le ignoranze emotive (dagli studi dell’intelligenza emotiva di Goleman). Strumenti denominati social, quali Facebook, Instagram o Whatsapp stanno inaridendo la capacità di instaurare rapporti emotivi reali con le persone. Stiamo perdendo la connessione con la realtà e abbiamo grosse difficoltà a comprendere cosa è vero e cosa è falso. Proprio di questo tratta l’ignoranza percettiva, il non comprendere cosa veramente stia capitando nel mondo e avere una visione errata della realtà sociale. Secondo alcuni studi l’Italia sarebbe il paese più ignorante d’Europa in questo settore, sic!

L’arte cinematografica e la televisione alimentano questo problema, creando mondi di fantasia molto realistici. Diversamente gli spettacoli di magia dal vivo possono rappresentare un incentivo alle persone di guardare il mondo con più attenzione. Il paradosso è che quindi la magia, l’arte dell’inganno, è la terapia all’inganno stesso!

Il prestigiatore è il bugiardo più sincero che esista

Noi maghi mentiamo in tutti i nostri spettacoli con frasi di questo genere: “ho messo la moneta in questa mano”, “non posso sapere la carta che lei ha scelto”, “la scelta che ha fatto è stata completamente libera”. Per tutte queste menzogne noi andremo sicuramente all’inferno. D’altronde Il pubblico è consapevole che noi stiamo cercando di ingannarli e quindi guarda i nostri spettacoli con una mente critica e attenta. Dovrebbero imparare a leggere le notizie su internet con lo stesso spirito critico con cui osservano noi maghi e tutti starebbero meglio.

D’altra parte nessuno crederà a questo articolo in quanto…

“II bugiardo anche se dice la verità, non viene creduto.” Aristotele

Finti side show

Ogni forma di spettacolo che crea emozioni nuove mi attrae. Più la performance esce dagli schemi convenzionali, più ne sono affascinato. I finti side show uniscono l’idea di esibizione alla burla, un tipico spettacolo fuffa.

Side Show

Il Side Show è una forma di spettacolo nato parallelamente alle tradizioni circensi e derivato da forme di spettacolo tipiche degli artisti girovaghi medioevali. A fianco ai tendoni da circo (da qui il termine side show) venivano montati piccoli tendoni in cui il pubblico con pochi soldi in più rispetto al biglietto del circo poteva vedere qualcosa di speciale o perlomeno pubblicizzato come tale. Spesso erano dei fenomeni da baraccone, freak show, in cui si potevano ammirare personaggi quale la donna barbuta, l’uomo più grande del mondo o la donna con due teste. Potevano anche essere basati su performance veloci, ma di impatto, come mangiatori di spade, sputafuoco o fachiri. La cosa più importante era che fossero annunciati come sensazionali, per questo la locandina era fondamentale.

Jabba Side Show

In Italia, Piero Ustignani, in arte Jabba, ha rivisitato con successo i side show e propone strani personaggi, quali ad esempio l’uomo più tatuato del mondo o il nano allungato. Tutto è miscelato con numeri di fachirismo e performance estreme per creare forti emozioni nel pubblico.

 

Finti Side Show

Seguendo questa tradizione nascevano i finti side show, pubblicizzati come spettacoli straordinari, ma che si rivelavano delle burle. Solitamente chi pagava il biglietto uscendo non raccontava agli altri spettatori l’inganno per due motivi: la vergogna di essersi fatti “fregare” e la voglia di vedere le reazioni degli altri all’uscita del tendone.

Bella Virginia al Bagno, finti side show

Storico era lo spettacolo tipico italiano in cui si invitavano gli spettatori a vedere “la bella Virginia a bagno”. Tutti gli uomini infoiati che entravano nel tendone potevano ammirare una sigaretta di marca Virginia in mezzo a una vaschetta di acqua.

Qualche anno fa mi è capitato di pagare un euro per vedere l’uomo che non mangia da tre mesi. Sono entrato in questo tendone e in un angolo c’era un ragazzo magrolino a dorso nudo su una sedia che ti guardava negli occhi. In quel momento capivi di esserti fatto fregare, ma uscivi con il sorriso dal tendone.

Un altro spettacolo sensazionale che potevate vedere era l’uomo che con il suo potere magnetico vi avrebbe fatto alzare dalla sedia prima che fosse arrivato a contare fino a tre. Tutti entravano nel tendone e si sedevano. Entrava un tizio ben vestito che contava “uno, due e… ” e poi se ne andava dal tendone. Chi prima, chi dopo, tutti capivano la beffa e se ne uscivano dal tendone, magari consigliando agli amici di andare a vedere questo spettacolo straordinario.

Tanti i finti side show di questo genere: l’uomo con tre palle che si rivelava semplicemente un giocoliere, la donna con due teste che si presentava in scena con due teste d’aglio o la tartaruga volante, con attaccato sulla schiena un volante da auto .

Lasciarsi ingannare in questi casi è una cosa bella e divertente. Il piacere di vedere uno spettacolo di magia si basa anche su questo principio, provare nuove emozioni grazie ad artifici che portano alla meraviglia.

“È una gran cosa quando realizzi di avere ancora l’abilità di sorprenderti. Ti fa chiedere cos’altro puoi fare che ti sei dimenticato.”   Kevin Spacey

Magicpedia. Il laboratorio di magia condivisa prende forma

Magicpedia, la magia condivisaSei mesi fa annunciavo l’inizio di un nuovo laboratorio di magia al Circolo Amici della Magia di Torino in questo articolo. Dopo un periodo di rodaggio ora sono molto soddisfatto del risultato. La serata di Magicpedia è diventato un salotto in cui incontrare altre persone con la passione della magia, per sentire le ultime novità dal mondo magico, condividere effetti e nuovi attrezzi, discutere su argomenti dello spettacolo.

I cavalieri della Tavola RotondaHo riscoperto come una diversa configurazione della sala possa cambiare l’atteggiamento dei partecipanti nei confronti di un incontro. Da sempre le serate e le conferenze si svolgono su un palco e con tutte le sedie in direzione di questo. Dopo i primi due incontri in cui i partecipanti ascoltavano e non intervenivano nelle discussioni ho voluto cambiare la configurazione. riprendendo il concetto della tavola rotonda di re Artù. Ho messo tutti alo stesso livello in cerchio, con al centro un tavolino di servizio per chi volesse fare un effetto o presentare un oggetto.

Magicpedia, laboratorio di magia con Jefte

Il risultato è stato ottimo e ora, dopo sei puntate di Magicpedia, tutti si sentono liberi di dire il proprio parere, professionisti del settore o neofiti del mondo magico.

I contenuti delle serate passate

Molti sono già stati gli ospiti di questo laboratorio e molti gli argomenti trattati. Marco Aimone, con il sua gran bagaglio di nozioni magiche, quando è presente arricchisce la serata con molte pillole di cultura e aneddoti. Davide Brizio, da ottimo ricercatore, spesso presenta una curiosità di storia della magia o un insolito principio matematico. Abbiamo parlato di magia chimica grazie a Saverio Orlando Falbo, di contact con Manuel Bruttomesso, di ventriloquia, di street Magic, di trasmissione sulla magia, di creatività e di molto altro. Tutto condito con molti effetti di magia. La ricetta perfetta non è ancora stata trovata, ma il piacere è proprio nella ricerca.

Il divertimento della ricerca è trovare sempre altre frontiere da superare, cercare sempre di progredire pur sapendo che probabilmente ci si avvicinerà sempre di più a comprendere la realtà, senza arrivare mai a capirla completamente. Margherita Hack

Molti si chiederanno, ma in tutti questo io cosa faccio? Beh sicuramente come creatore e organizzatore “dittatoriale” della serata invito gli ospiti con gli argomenti che più possono interessarmi! Ovvio! Se non mi divertissi io per primo la serata non potrebbe funzionare. In realtà ogni mese porto un argomento nuovo che mi costringe in quel mese a studiare e a documentarmi. Ogni stimolo è buono per contrastare la mia pigrizia.

Se non fosse per la mia pigrizia, potrei essere l’uomo più pigro del mondo. Guido Clericetti

 

Un mago e giullare medioevale a Finalborgo

Jefte, giullare medioevaleDa molti anni Jefte, giullare medioevale, partecipa a Viaggio nel Medioevo a Finalborgo, con le sue strane trovate e in compagnia del suo cane invisibile. Tra spettacoli di piazza e animazioni itineranti questo evento mi ha sempre dato grandi soddisfazioni.

 

FinalborgoFinalborgo, borgo medioevale è un borgo medioevale sopra Finale Ligure di un fascino particolare. A fine Agosto il paese fa un balzo indietro di sei secoli. Viene organizzato un evento grandioso, Viaggio nel Medioevo, manifestazione cui partecipo da molti anni. Tantissimi sono coloro che lavorano tutto l’anno per l’organizzazione di questa manifestazione cui affluiscono ogni sera migliaia di persone. Sono quelli del Centro Storico del Finale, tutti volontari con una grande passione per il loro paese e per il mondo medioevale.

Per il prossimo anno la manifestazione è in forse e questo mi dispiace molto. Spero che si mettano d’accordo e facciano di nuovo rivivere il medioevo per i 4 giorni della festa.

I video

L’amico Nespolo lo Giullare, al secolo Manuel Bruttomesso, ha montato per me due bei video nuovi della manifestazione del 2016, grazie anche alle riprese di Davide Fontana.

 

 

Lavorare come giullare medioevale è affascinante. Lascia molta libertà, in quanto all’intrattenitore tutto, perlomeno quasi, è permesso. Atteggiamenti e frasi che in uno spettacolo normale sembrerebbero fuori luogo, volgari o sciocche, nel medioevo sono permesse e “perfino” apprezzate. Il giullare e in particolar modo il buffone erano gli unici che potevano deridere i poteri forti quali la Chiesa e i sovrani, senza essere immediatamente arrestati e decapitati.

Le stesse parole che dette da un filosofo gli costerebbero la testa, in bocca a un buffone suscitano allegria. Erasmo da Rotterdam

Ora volgarità e irriverenza non sono più prerogativa dei comici. Sono stati sdoganati e vengono usati da tutti, politici, giornalisti, calciatori. Tutti lavori molto meno nobili e sinceri del giullare.

Il capogabinetto? Ma come, in un ministero così grande c’è un solo gabinetto? TOTÒ, Antonio Cocozza

Un nuovo spettacolo di Natale per bambini

Spettacolo di Natale per bambini

Il 2016 mi ha spinto a creare un nuovo spettacolo di Natale per bambini, in particolare per le scuole. È nato lo spettacolo Questo Natale mi sono perso una renna.

Come spesso accade uno spettacolo nasce e viene creato a tavolino, ma solo con le varie repliche prende la forma definitiva. Ora, dopo 20 spettacoli, posso dire che sono soddisfatto e divertito da come i bambini hanno reagito alle rappresentazioni di questa ultima creazione.

 

Il sorriso di un bambino è più contagioso del suo morbillo. Salvatore Cutrupi

Sinossi dello spettacolo

Ho scritto sinossi così la gente capisce che sono colto, ma ho dovuto rileggere tre volte sul dizionario per capire bene cosa significasse.

Tutto lo spettacolo di Natale per bambini inizia da una renna invisibile. Lo sanno tutti che le renne magiche di Babbo Natale diventano visibili solo la notte del 24 Dicembre.

Sfortunatamente questa renna svanisce mentre sta giocando a nascondino. Provate voi a trovare una renna invisibile che si nasconde, non è una cosa facile.

La renna maiale

La renna maiale

Spettacolo natalizio in una scuola materna

Allora il Mago J le prova tutte per far tornare la renna, ma trova solo animali improbabili, come la renna maiale o la tortorenna.

La tortorenna

Tortorenna

Nascono così situazioni imbarazzanti per il Mago J che continua a fare apparire animali sbagliati, fino a una conclusione… che solo chi vede lo spettacolo potrà sapere.

Questo Natale mi sono perso una rennaSono i bambini che mi indicano con le loro reazioni dove lo spettacolo funziona meglio e dove non li interessa. L’idea della renna invisibile li ha entusiasmati molto più del previsto. Per tutto lo spettacolo cercano di convincermi che loro la renna la vedono davvero.

 

Io questa renna la sto ancora cercando.

I bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato. Keith Haring

 

Magicpedia, laboratorio di magia condivisa al Circolo Amici della Magia di Torino

A Settembre 2016 il Circolo Amici della Magia di Torino (CADM) mi ha permesso di provare una nuova attività, un laboratorio di magia condivisa.

Circolo Amici della Magia di TorinoDa alcune chiacchierate con Marco Aimone, presidente del CADM, è nato un laboratorio nuovo e originale che mi ha subito conquistato. L’idea mi stimola molto e credo possa portare aria nuova al circolo e alla magia in generale

Magicpedia, la magia condivisaTutta la serata si basa sul concetto di conoscenza condivisa, lo stesso principio su cui è basata l’idea di Wikipedia, l’enciclopedia del sapere condiviso, cui tutti possono dare un apporto. Gli argomenti e i temi riguardanti il mondo magico sono innumerevoli e non esiste nessuno che detenga il sapere infinito di tutto. Ogni appassionato di magia ha delle conoscenze e capacità particolari che possono essere valorizzate e messe a disposizione di tutti, se presentate nella maniera giusta.

La conoscenza, per essere tale, va condivisa e fatta circolare.

Questa nuova attività ha anche lo scopo di coinvolgere le persone che spesso si sentono e si ritengono spettatori all’interno del circolo. Un circolo appartiene a tutti i soci e va vissuto da protagonisti. Dare la possibilità e la responsabilità di condividere le proprie idee è uno stimolo sicuramente positivo in questa direzione.

Magia condivisaPiù persone parlano di svariati argomenti nell’ambito della magia o più in generale dello spettacolo in base alle proprie conoscenze specifiche, a un numero che stanno studiando, a un video o un libro letto di recente, a uno spettacolo visionato o a esperimenti personali. Gli incontri non saranno delle docenze, ma delle tavole rotonde in cui ogni socio può dare un apporto in più all’argomento presentato in base alle proprie conoscenze.

Volentieri mi sono proposto per gestire e organizzare la serata, presentando i vari effetti, appoggiando i soci non abituati a parlare in pubblico, gestendo i tempi della serata, moderando le eventuali discussioni riguardanti un argomento. Questa serata si prospetta come una fucina di idee e io già pregusto la scorpacciata di nuove idee che mi permetterà di fare questa attività.

Se questa serata basata sulla magia condivisa funzionerà o meno nessuno può saperlo, ma se nella vita non si provano cose nuove, dove sta il divertimento?

Sul futuro, vago e incerto, si possono fare un’infinità di piani interessanti, meglio ancora se azzardati e improbabili, tanto niente corrisponderà alle nostre elucubrazioni, ma almeno avremo avuto il piacere di progettare.
Agatha Christie

 

La nascita di un giullare medioevale

Come nasce un giullare medioevale o un personaggio per uno spettacolo?

Spesso c’è un lavoro a tavolino che parte dalle esigenze dello spettacolo che si vuol mettere in scena, dal carattere che deve avere il personaggio in questione e dai numeri che questo dovrà eseguire. Altrettanto sovente nasce per caso o, nell’ipotesi in cui ci si creda, secondo il destino che guida la nostra esistenza.

Creare è dare una forma al proprio destino.    Albert Camus

Tanti anni fa , Manuel Bruttomesso, mio compagno Cappello da giullaredi teatro alla scuola di Philip Radice ed esperto giullare medioevale, mi coinvolse in un suo spettacolo. Mi vestì con qualche abito che gli avanzava e per regalo di compleanno mi fece un cappello. L’originale non lo possiedo più, ma è simile a quello che uso attualmente.

Non avevo uno spettacolo, né numeri propriamente medioevali, ma mi buttai in un festival in cui ero ospite e misi in scena qualche numero, con un discreto successo.

Foto di Andrea Guermani

 

Da allora sono passati 10 anni e il personaggio è cresciuto, cambiato, si è evoluto, ma il cappello è rimasto lo stesso.

Posso dire che quel cappello è stato il seme che ha fatto nascere il giullare che ora è coinquilino del mio corpo. In alcuni eventi lo lascio libero di fare ciò che vuole. Un giullare può fare veramente ciò che vuole, le regole dell’etica e della morale nel mondo medioevale sono molto meno restrittive.

Le stesse parole che dette da un filosofo gli costerebbero la testa, in bocca a un giullare suscitano allegria.     Erasmo da Rotterdam

Particolare di affresco in una chiesaLe origini storiche

Nel mio girovagare una ragazza che lavorava nella falconeria mi fece avere questa immagine, un particolare di un affresco della chiesa di Santa Maria Assunta al Vallo di Nera (PG). Dimostra che il mio copricapo non è proprio campato in aria.

Esisteva davvero e lo portava la gente comune, posso quindi ritenermi storicamente giustificato da ciò che indosso, anche se, nonostante le dissertazioni storiche di questi ambienti medioevali, tutto ciò che rimane è il divertimento che posso portare alle persone che incontro.

 

Beato chi riesce a strappare sorrisi, anche quando il cielo è grigio.   Efisio Melis